Storia e origini del flamenco

La musica e’ un veicolo culturale molto piu’ antico della scrittura in quanto nasce probabilmente insieme alla parola o forse anche prima, e piu’ universale, perche’ puo anche prescindere dalla parola stessa. Gli attuali nomadi Rom, come gli antichi aedi greci, tramandano la loro cultura attraverso leggende cantate con l’accompagnamento di semplici strumenti. La musica (o almeno quella “etnica”) contiene le radici di un popolo e permette di capirne la cultura e la storia.

A causa della sua particolare origine, il flamenco e’ probabilmente il genere musicale emblematico di questa funzione di veicolo e memoria della cultura e della tradizione. Infatti e’ la musica del popolo nomade dei gitani che durante le loro migrazioni hanno attraversato tutto il medio oriente e il mediterraneo, lasciando tracce ma anche arricchendo la propria cultura e conferendo alla loro musica un carattere di universalita’ comune a pochi altri generi.

La Storia dei Gitani
(fonte flamenco-world)
Il luogo d’origine del popolo Gitano e` ritenuto una regione situata nell’attuale Pakistan, chiamata Sid, da cui vennero esiliati in seguito a una serie di conflitti e invasioni, ultima delle quali probabilmente quella di Tamerian, discendente di Gengis Khan. Da qui comincio` una lunga storia di nomadismo, che li vide passare in Egitto, in Cechia e in Slovacchia e infine, durante il XVsecolo, formare tre gruppi piu` o meno stabili nei Balcani-Italia, in Francia e in Spagna, dove sono diventati stanziali.

La loro cultura rifugge l’uso della scrittura e viene tramandata oralmente. Il nome originario dei Gitani e` Ruma Calk (da cui Rom), che nella loro lingua d’origine (il Calo’, derivata dal dialetto indiano Maharata) significa “camminatori della pianura”. Durante i secoli di migrazioni fino alla fine dell’800 hanno vissuto di pastorizia e artigianato.

L’Andalusia, regione con una secolare tradizione culturale e scientifica improntata alla multietnicita`, tra tutti e` il luogo dove la tradizione Gitana ha trovato le condizioni piu`adatte per la propria integrazione. Qui i gitani adattarono maggiormente la loro cultura all’ambiente ospitante, latinizzando i loro nomi, mescolando la loro lingua con il Castigliano e integrandosi nella societa’, tramite un processo durato parecchi secoli.

Il processo di integrazione non fu indolore. Durante i secoli XV-XVII i Gitani subirono insieme agli Arabi e agli Ebrei, le feroci persecuzioni cattoliche. Fu proibito loro di parlare la loro lingua e furono obbligati ad essere stanziali. Molti si rifugiarono sulle montagne per sfuggire alle conversioni religiose forzate.

In questa fase storica la cultura musicale gitana si mescolo’ con quelle araba ed ebraica. La musica divenne una sorta di veicolo per una ribellione nascosta. I cantori flamenchi venivano (furtivamente) invitati alle corti degli aristocratici come “giullari” e denuciavano le oppressioni nei loro testi in lingua Calo’ ai loro stessi oppressori, ignari. E` questo forse il periodo in cui la musica flamenca viene maggiormente caratterizzata dalla tipica malinconia e fierezza che la contraddistiguono.

In seguito i gitani si concentrarono in alcune principali citta` e quartieri: Alcala`, Utrera, Jerez, il quartiere Triana a Siviglia. Con il tempo le leggi furono meno repressive e sempre piu` spesso i loro “servizi musicali” vennero richiesti. L’interesse per la musica flamenca si diffuse anche tra i Payos (non-Gitani), e tra i musicisti “classici” che ne trassero ispirazione.

Il termine flamenco deriva dall’unione delle parole arabe “felag“(contadino) e “mengu” (errante, fuggitivo), e entro’ nell’uso linguistico come sinonimo di Gitano nel secolo XVIII.

La Storia della musica Flamenca
(fonte EL FLAMENCO )

Sui meccanismi che, dall’arrivo dei Gitani in spagna al secolo XVIII, produssero la fusione delle tre tendenze germinali (la Gitana, l’Araba e l’Ebraica) nell’embrione del genere flamenco, molto si e’ detto ma poco si sa. Le varie tendenze musico-filologiche attribuiscono di volta in volta (a seconda dei gusti) a ciascuna delle tre culture la predominanza sulle altre. Quello che e’ certo e’ che in questi secoli, musiche rituali sacre e canti lirici profani, tecniche corali e ritmiche diverse, si sono mirabilmente fuse in un genere unico, fortemente espressivo, incredibilmente ricco di contenuti, esemplificato dal Cante Jondo (canto profondo, che viene dall’anima).

Uno dei primi documenti scritti sul flamenco si trova in una delle Cartas Marruecas di Cadalso (1774), dove la musica flamenca viene esplicitamente attribuita ai gitani. La prima trascrizione di una partitura di musica flamenca si trova nell’opera “La maschera fortunata” (Neri, XVIII secolo).

Tra il 1765 e il 1860 si sviluppano tre “focolai” di evoluzione della musica flamenca, che crearono in seguito tre distinte scuole stilistiche: Cadice, Jerez de la Frontera, e il quartiere di Triana a Siviglia. Il flamenco, liberato dall’aura persecutoria religiosa, esce allo scoperto e si espande. In questo periodo il cante e il baile sono i soli elementi del flamenco, che vengono accompagnati dai toque de palmas senza l’aggiunta di altri strumenti musicali. Questo tipo di flamenco si chiamava a palo seco.

L’epoca tra il 1860 e 1910 e’ detta l’eta’ d’oro del flamenco. Esso viene interpretato nei “Cafe'”, conosciuto e amato dal pubblico spagnolo. Il baile acquista tutti gli elementi stilistici attuali e il cante conosce quella che e’ considerata l’epoca del classicismo, in cui prevale il cante jondo, il canto malinconico della tradizione flamenca. Tra gli strumenti musicali viene introdotta la guitarra.

Tra il 1910 e il 1955 il cante subisce influenze dal son sudamericano, (in concomitanza con le emigrazioni-immigrazioni nell’america latina). Le parti piu’ leggere della musica flamenca (il fandango) subiscono le influenze maggiori e nasce l’opera flamenca, una forma di rappresentazione teatrale “leggera”. A partire dal 1915 si produce un ciclo di rappresentazioni di danza teatrale che eleva il flamenco agli onori della gloria mondiale.
Contemporaneamente nascono come reazione dei movimenti puristi, tendenti a conservare il cante jondo classico. Falla e altri artisti creano a Granada un concorso per conservare questa parte tradizionale della musica flamenca.

A partire dal 1955 sorge il “rinascimento flamenco” un movimento capeggiato da Antonio Mairena, con lo scopo di diffondere l’ortodossia del cante flamenco. In questo periodo sorgono i tablaos ovvero locali (eredi dei precedenti cafe’) in cui sono presenti delle pedane di legno su cui gli artisti, o anche la gente comune, puo’ esibirsi, accompagnata dal chitarrista e dal cante.

Il baile dagli anni ’50 ad oggi ha subito alcune modifiche. Inizialmente era una prerogativa femminile, mentre successivamente, a partire dagli anni ’60, grandi figure maschili di ballerini si sono imposte (Antonio el bailarin o Rafael de Cordoba, negli anni 60, Joaquin Cortes e Antonio Marques ai nostri giorni).

Le tendenze stilistiche hanno visto nell’arco degli anni, spostare l’attenzione quando sulla parte superiore del corpo, (testa, braccia, polsi, nacchere, o castañuelas) specialmente nel flamenco femminile, quando sulle gambe e sui piedi. Molte esibizioni maschili si basano principalmente su giochi virtuosistici di zapateado y taconeos.

La guitarra, assente nel flamenco dei primordi, e’ diventata di recente uno strumento anche solista, oltre che accompagnatore. Paco de Lucia ha rivoluzionato la tecnica della chitarra flamenca, elevandola a strumento principe del genere flamenco.
Si puo’ dire che alla fine del XIX secolo il flamenco abbia raggiunto la sua forma attuale. Tuttavia bisogna tenere presente che questo genere per sua stessa natura e’ in continua evoluzione. E` insita nella tradizione flamenca la tendenza ad assorbire continuamente generi e tendenze nuove, caratteristiche del luogo e del momento. Il flamenco contiene radici culturali comuni almeno a tutti i popoli del mediterraneo e a quelli dell’America latina, e a questo e’ dovuta la sua “universalita’”.
Eppure, nonostante tutto il flamenco mantiene particolari caratteristiche che lo rendono unico e riconoscibile in tutti i tempi e in tutti i luoghi. E` un genere dotato di un notevole carattere intimistico e di un’enorme forza comunicativa, che nasce a mio parere da una simbiosi unica tra musica e danza. Il baile non solo interpreta la musica, ma ne e’ parte integrante perche’ le palmas e lo zapateado sono contemporaneamente elementi coreografici e ritmici. Alcune danze della tradizione flamenca (la buleria, ad esempio) sono veri e propri dialoghi tra il musicista e il ballerino, con domande e risposte, che corrispondono a determinati elementi coreografici, accompagnati da variazioni ritmiche e armoniche. Altre danze (anche la sevillana) sono invece piu` simili a racconti illustrati dal baile e descritti dal cante.
Quindi definire il flamenco una danza, oppure un genere musicale, forse e’ restrittivo. E` entrambe le cose, ma e’ anche una forma di rappresentazione teatrale, e’ il modo dei gitani, popolo fuori dalla storia, di raccontare la propria storia.